La Festa
Il Cantamaggio Ternano è la grande Festa di Primavera della città di Terni, una tradizione ultracentenaria che affonda le sue radici nei riti popolari legati al ciclo agricolo e al ritorno della bella stagione. In questa pagina ripercorriamo le origini della festa, l’evoluzione delle sue ultra centenarie edizioni e le tradizioni di canti, poesie maggiaiole e dialetto ternano che ancora oggi animano i quartieri e i gruppi maggiaioli.
Il Cantamaggio Ternano è una festa che celebra l'arrivo della primavera con un mix perfetto di modernità e tradizione. È un evento che riunisce la comunità in piazza, dove si possono ascoltare musiche coinvolgenti, gustare delizie locali e godere di spettacoli che rendono omaggio alle usanze di una volta. Ma non è solo un tuffo nel passato: il Cantamaggio è anche un’occasione per divertirsi e socializzare, portando un’energia fresca e vivace all’atmosfera di Terni. Preparati a vivere un’esperienza indimenticabile, dove il cuore pulsante della città si anima di colori, suoni e sorrisi!
Eventi della Tradizione maggiaiola
"Quanno tu magnavi le patate io già steo magnanno li gnocchi!"
Sfilata dei Carri, Concorso di Canzoni e Concorso di Poesie in dialetto, giochi, food e conferenze a tema.
Ci sono feste che nascono per decreto e feste che nascono per passione.
Il Cantamaggio ternano appartiene alla seconda categoria. Era la notte del 30 aprile 1896 quando una comitiva capitanata dal poeta Furio Miselli si avviò per le campagne ternane, decisa a rimettere in piedi le antiche usanze. Portavano un ramo fiorito ornato di lanterne — l'arburittu — e si fermavano nelle aie dei casolari per cantare. In cambio ricevevano uova, pane, qualche soldo. E soddisfazione.
Con gli anni le comitive di maggiaioli si moltiplicarono. Quell'arburittu finì su un carretto, poi su un carro vero, e dalle campagne si trasferì in città. I carri presero a competere in bellezza, crebbero di dimensioni, si fecero sempre più elaborati. Puntualmente attesi ogni 30 aprile da una città in festa, portano con sé la magia di un'antica notte di primavera che non smette mai di emozionare.
È il Cantamaggio ternano. Che piova o ci sia il sole, c'è.
FESTIVAL DI MUSICA IN DIALETTO TERNANO — PREMIO G. CAPIATO
"L'acqua fa male, lu vinu fa canta'" — e alle serate del Festival si canta davvero, con tutto il fiato che si ha.
Il Festival di Musica in dialetto ternano è il concorso delle canzoni inedite: niente cover, niente repertorio già conosciuto. Sul palco si sale con un brano scritto apposta, mai sentito prima, suonato e cantato rigorosamente dal vivo. Vi partecipano i cantanti dei gruppi maggiaioli che prendono parte alla sfilata con il proprio carro, ma anche chi — pur senza carro — ha semplicemente voglia di mettersi alla prova. L'importante è la voce, la lingua, l'emozione. Per chi ne avesse bisogno, è a disposizione l'orchestra del festival. Per tutti gli altri: coraggio e microfono aperto.
La manifestazione è dedicata a Giuseppe "Peppe" Capiato storico maggiaiolo e presidente dell'Ente.
Giuseppe Capiato: L’Anima Gentile del Cantamaggio
Per oltre mezzo secolo, Giuseppe Capiato detto "Peppe" è stato molto più di un organizzatore: è stato il custode dei sogni di Terni. Conosciuto da tutti come il "papà" del Cantamaggio moderno, Giuseppe portava con sé quell'eleganza d'altri tempi e una passione che profumava di primavera e di terra.
Immaginarlo significa vederlo tra i capannoni, mentre i "maggiaioli" saldavano lamiere e incollavano carta pesta. Era lì, con la sua presenza discreta ma rassicurante, a incoraggiare i giovani e a mediare tra i veterani, convinto che un carro allegorico non fosse solo una struttura di ferro, ma un messaggio d'amore alla città.
La sua non era una gestione burocratica; era una missione del cuore. Capiato credeva nel potere della canzone dialettale e della poesia, vedendo nel dialetto ternano non un limite, ma una lingua calda, capace di unire le generazioni sotto il cielo di maggio. Sotto la sua guida, la sfilata dei carri è diventata un rito collettivo, un momento in cui Terni metteva da parte il grigio delle fabbriche per vestirsi dei colori dei fiori.
Oggi, quando il coro intona le prime note al Teatro Secci o quando un carro attraversa Piazza Tacito, c'è un riflesso della sua dedizione. La sua eredità non è fatta di monumenti, ma di quel senso di comunità che continua a fiorire ogni anno, puntuale come la primavera che lui tanto amava.
Mini Carri e Carretti, tocca ai bambini!
Maggiaioli non si nasce — si diventa.
Tutto cominciò con un'idea semplice e bellissima. Sandrina Bianconi — progettista di carri allegorici, anima creativa del Cantamaggio da anni — si pose una domanda che in fondo era ovvia: perché i bambini devono stare solo a guardare?
Da quella domanda nacque la sfilata dei mini carri, uno degli appuntamenti più emozionanti dell'intera manifestazione. Ogni anno, nei giorni che precedono il gran finale, le scuole dell'infanzia e le elementari di Terni scendono in strada nei pomeriggi primaverili con i loro capolavori: carretti costruiti in classe con cartone, cartapesta, colori, fantasia e quella dose di caos creativo che solo i bambini sanno produrre. Attraversano il centro città — piazza Tacito, corso Tacito, piazza della Repubblica, piazza Europa — tra gli applausi dei genitori, dei nonni e di chiunque si trovi a passare. Ed è impossibile non fermarsi a guardare.
C'è qualcosa di molto bello in questa sfilata. Non è uno spettacolo organizzato per il pubblico — è una generazione che impara cosa significa fare parte di qualcosa. Che scopre il piacere di costruire con le proprie mani, di sfilare con orgoglio, di sentire che anche loro, in qualche modo, sono il Cantamaggio.
"Maggiaioli non si nasce, si diventa" — e tutto comincia così: con un carretto di cartone, le mani sporche di colla e un sorriso che non si dimentica.
POETI E…TERNI Premio Alghiero Maurizi - Concorso di Poesie in dialetto e, recentemente, anche in italiano.
Chi è Buzzicottu? Chi si nasconde dietro Mintuccia? E quell'irresistibile Ambè — lo conoscete? E Lu grill sparlante?
A Terni la poesia dialettale non è mai stata un passatempo da salotto. È sempre stata qualcosa di più vivo, più scomodo, più necessario. Furio Miselli lo sapeva bene — lui che nei suoi versi raccontava la Terni che scompariva sotto i colpi della modernità industriale, e lo faceva in dialetto perché in dialetto le cose si dicono come stanno. Dopo di lui una lunga catena di poeti ternani ha continuato a tenere viva quella fiamma: Alghiero Maurizi — poeta e commediografo dialettale, figura centrale nella tradizione letteraria ternana del Novecento — è uno dei nomi a cui quella catena deve molto. Ed è a lui che l'Ente Cantamaggio ha voluto intitolare il concorso di poesia maggiaiola, riconoscendo in quel nome un pezzo importante dell'identità culturale della città.
Il concorso è arrivato alla sua XIV edizione nella 130ª del Cantamaggio. È aperto a tutti — ternani di nascita o di adozione, poeti affermati o alla prima prova — con quattro sezioni distinte: dialetto ternano a tema fisso, dialetto ternano a tema libero, lingua italiana a tema fisso, lingua italiana a tema libero. E da qualche anno anche una sezione dedicata alle scuole, perché la poesia in vernacolo non deve essere solo un ricordo degli anziani.
Ma il cuore della serata — quello che fa ridere e commuovere insieme — è la tradizione degli pseudonimi. I poeti non firmano con il proprio nome. Si nascondono dietro soprannomi stravaganti, surreali, irresistibilmente ternani. La platea ascolta, ride, si interroga, e alla fine lo scopre: il poeta era lui. Quel signore seduto in terza fila. Quella professoressa che nessuno avrebbe mai sospettato.
L'edizione 2025 ha raccolto 56 poesie di 28 autori, di cui 11 provenienti da fuori comune. Segno che la voce del dialetto ternano arriva lontano — e che chi la sente, vuole risponderle.
"Na parola è poco, due so' troppe" — recita un antico proverbio ternano. I poeti del Cantamaggio, però, di parole ne usano quante ne servono. E di solito bastano.
Come partecipare: il concorso è gratuito e aperto a tutti. Le poesie devono essere inedite e composte in dialetto ternano o in lingua italiana. Consulta il regolamento completo per modalità di invio e scadenze.
Sfilata dei Carri Allegorici
"Se lu tempu c'assiste, se sfila lu 30 aprile!"
Tutto inizia in autunno, nei capannoni. Quando la città è ancora lontana dal pensiero del maggio, i gruppi maggiaioli sono già al lavoro. Riunioni, discussioni, schizzi su carta, modelli in scala. Si sceglie il tema — tenuto rigorosamente segreto fino alla notte della sfilata. Si progetta la struttura, si calcola il peso, si studia come le luci cadranno nell'oscurità. Perché qui non si costruisce un carro qualunque: si costruisce qualcosa pensato per la notte.
I carri allegorici del Cantamaggio ternano sono gli unici in Europa progettati specificamente per la sfilata notturna. Non è un primato da poco. Significa che ogni centimetro di struttura, ogni saldatura in ferro e alluminio, ogni pannello di cartapesta modellato a mano, ogni faro a LED posizionato con cura — tutto è pensato per esplodere nella notte del 30 aprile. Di giorno i carri sono già belli. Di notte diventano qualcos'altro.
I mastri artigiani maggiaioli investono mesi di lavoro volontario, spesso sottraendo tempo al sonno e al riposo. Non ci sono stipendi, non ci sono rimborsi adeguati. C'è la passione, la competizione tra gruppi che si sfidano da decenni, e l'orgoglio di portare in strada qualcosa che la città non dimenticherà. Ogni anno i carri crescono in complessità: oggi sono realizzati in ferro, alluminio, acciaio inox e cartapesta, illuminati con impianti LED progettati ad hoc, con effetti coreografici che si attivano durante la sfilata.
La notte del 30 aprile i colossi partono da via Mazzini e attraversano il cuore di Terni — piazza Tacito, corso Tacito, piazza della Repubblica — fino ad arrivare in piazza Europa, dove la folla li aspetta. I carri in concorso vengono giudicati da una commissione.
E poi c'è lui — il carro fuori concorso di Lu Riacciu, quello che non compete perché ha già vinto su tutti: distribuisce piatti di penne all'arrabbiata e bicchieri di vino a chiunque si avvicini. "Portamo a spasso li dolori" — come si dice a Terni. Quella notte lo si fa letteralmente, per le strade, con un piatto di pasta in mano.
Al termine della sfilata i carri rimangono esposti in piazza Europa per qualche giorno, così che chi non era riuscito a vederli di notte possa ammirarli da vicino. Ma chi li ha visti muoversi nell'oscurità, illuminati, sa che è un'esperienza diversa — e che l'anno prossimo tornerà.
Il Cantamaggio oggi
Oggi il Cantamaggio Ternano è molto più di un semplice evento: è un rito collettivo che coinvolge quartieri, scuole, associazioni, famiglie e visitatori. Per mesi i gruppi maggiaioli lavorano alla costruzione dei carri allegorici e alla preparazione di canti e poesie, trasformando officine, garage e cortili in veri e propri laboratori di comunità.
La grande sfilata notturna del 30 aprile, nel centro di Terni, è il momento in cui tutto questo impegno si mostra al pubblico: luci, colori, musica e applausi raccontano una città che si riconosce nella sua festa. Partecipare al Cantamaggio, come protagonista o come spettatore, significa condividere un pezzo di identità ternana che continua a rinnovarsi anno dopo anno.
La grande sfilata notturna del 30 aprile, nel centro di Terni, è il momento in cui tutto questo impegno si mostra al pubblico: luci, colori, musica e applausi raccontano una città che si riconosce nella sua festa. Partecipare al Cantamaggio, come protagonista o come spettatore, significa condividere un pezzo di identità ternana che continua a rinnovarsi anno dopo anno.
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