marchio Canta e RicantaTerni, 12 maggio 2015 – Proseguono in bct le Officine del maggio, attività promosse dall’associazione Sonidumbra nell’ambito del Ricantamaggio, progetto di  ‘rifunzionalizzazione’ del Cantamaggio ternano che, a partire dalla musica, intende coinvolgere la città in un’idea di festa ritrovata-rinnovata.

Scaturito dalla collaborazione dell’associazione Sonidumbra con bct, Ente Cantamaggio ternano, Centro di Documentazione e Ricerca Antropologica della Valnerina (CEDRAV) e Scuola di Specializzazione in Beni demoetnoantropologici dell’Università degli studi di Perugia, partner nel progetto Umbria tradizioni in cammino, il Ricantamaggio si innesta nel progetto bct/ECT Cantamaggio c’è.

Giovedì 14 maggio alle ore 16:30 in bct – Caffè letterario – Officina del ciclo del maggio in Umbria: tavola rotonda con la partecipazione dei rappresentanti del CEDRAV, dell’Università degli studi di Perugia e dei protagonisti delle feste umbre. 

Intervengono:

Giorgio Armillei – Assessore alla cultura Comune di Terni

Giancarlo Baronti – Università degli studi di Perugia

Giancarlo Palombini – Università degli studi di Perugia

Fulvio Porena – direttore CEDRAV-Centro per la documentazione e ricerca antropologica della Valnerina e dorsale appenninica umbra

Marco Baccarelli – Ass. Sonidumbra-Umbria Tradizioni in Cammino, Progetto RIcantamaggio.

Piantamaggi, Cantamaggi tradizionali, Corsa dei Ceri, Calendimaggio, Cantamaggio Ternano, Intusse. Cos’hanno in comune queste feste all’apparenza così diverse tra loro? L’Umbria mantiene ancora oggi in funzione molti rituali che tendono a concentrarsi nel momento di passaggio tra aprile e maggio e che vedono come protagonisti gli alberi. Un più ristretto gruppo prevede la costruzione di grandi torce ricavate da tronchi opportunamente lavorati e incendiati in suggestive processioni notturne: le intusse di Itieli (Narni), i fuochi di Canalicchio (Collazzone).3 intusse fuochi

Il gruppo più numeroso è invece quello dei cosiddetti  Piantamaggio,  che prevedono come nucleo fondante il taglio di un alto albero, il suo trasporto, la  decorticazione, l’allestimento e il suo innalzamento nel luogo centrale della comunità inserendolo in una profonda buca praticata per l’occasione nel terreno.1 piantamaggio

I moderni studi demoetnoantropologici intorno al Piantamaggio, (effettuato ancora oggi a Preci e circondario e a San Pellegrino di Gualdo Tadino), hanno gettato una nuova luce anche su uno dei riti religiosi più antichi e importanti della nostra regione: la corsa dei Ceri di Gubbio, nella quale  il rituale arboreo si arricchisce di un nuovo orizzonte sacro e di nuove modalità esecutive che hanno trasformato il rito dell’innalzamento dell’albero in una processione di santi posizionati sopra gli alberi, diventati delle vere e proprie macchine rituali.2 ceri Gubbio

Un altro gruppo di rituali prevedeva il trasporto di casa in casa di una “frasca”, cioè di un ramo delle dimensioni maggiori possibili, che veniva posto dai maggiaioli di fronte alle abitazioni di giovani donne nubili in una sorta di “piantamaggio portatile”. Quando la comitiva era giunta di fronte alla casa prescelta,  chiedeva licenza di cantare ed eseguiva canti propiziatori e di questua  a ritmo di saltarello che prendevano il nome di Cantamaggio: da qui partì Furio Miselli nel 1896 per l’istituzione di quello che verrà chiamato Cantamaggio ternano.

Trasferiti in città, la frasca e i canti  sono saliti su un carretto che, col tempo, grazie alle maestrie artigianali e industriali del nostro territorio, da oggetto di trasporto è diventato il soggetto della festa: ecco dunque il carro di maggio come oggi lo conosciamo.

La proposta di rinnovamento del RIcantamaggio riparte dunque dalla musica come elemento fondante di un rito dinamico aperto alla partecipazione attiva della città che veda i maggiaioli cantori, di nuovo protagonisti.