“Nel mio Rione, che è quello de città giardino, de la tabaccheria de lu zozzu, del Sacro Cuore, del Caos lì l’ex Siri, de Via Brenta e Montegrappa, de Allegretti e Mariani, de lu Lungonera e de lu spiazzo delle erbe, de l’ex Circoscrizione Ferriera – l’Ospedaletto, de l’Elettra e de Carletti, de le sarsiccie de Pucci, de lu vetraio, la corniciaia, lu tappezziere e tante altre cose…. da un po’ di tempo un gruppo di giovani tra architetti, grafici ed artisti,  prova a unì ll’animi, cerca di far capire che fuori casa, tra la gente, forse si stà meglio che dentro casa a guardà la televisione..” il carro di città giardino è nato da un’idea condivisa tra persone che vivono e lavorano in questo quartiere.

Una sera di agosto del 2011, mentre eravamo insieme parlando dei risultati che avevamo ottenuto con un programma di audio-ascolto realizzato in questo quartiere, raccontando storie avvenute e vissute di personaggi ed attività lavorative, facemmo questa battuta: “volemo fa lu carro de maggio pe lu prossimo anno?”. Ci guardammo negli occhi e senza nemmeno dire di sì, qualche giorno dopo ci trovammo tutti e tre insieme a fare il progetto sulla carta. Da qui ci trovammo a mettere in pratica quanto disegnato… ma la cosa più importante era di fare qualcosa di ecologico, tradizionale e storico, prendendo come esempio la pratica tramandata della“famiglia del nonno”, ovvero la teoria per la quale sono i ricordi a legare le generazioni. Così ci venne in mente di realizzare tre moduli mobili, tagliammo il ferro a pezzi, li saldammo insieme e intanto che venivano assemblati, demmo un significato ad ognuno di essi: “lu passato, lu presente e lu futuru”…legati tra loro…il passato traina, il futuro spinge, il presente in mezzo che si racconta e si fa bello…. non trainati da una forza estranea, ma spinti da se stessi, con la forza dell’unione tra generazioni, tra modi di vedere, tra racconti vissuti e sogni da realizzare…..

“1° vagone: trainato dai nonni e figli ultraquarantenni, come, però?!? Ripensando ai tempi di una volta, cioè quando si andava a fare la scampagnata ci si muoveva con la bicicletta perchè la macchina l’avevano solo in pochi… quindi abbiamo costruito questo mezzo meccanico, provando e riprovando per ore ed ore… tenendo conto che il desiderio era quello di far rivivere quei momenti felici, ecco perchè avanti c’erano quelli con i capelli bianchi… 3° vagone: donne, mamme molto giovani che pedalavano come si faceva una volta quando si andava a fare una gita fuori porta, ma davanti loro…. i propri figli che giocano nella giostrina…. l’allegro convoglio si dirigeva verso i prati dove avvenivano incroci di sguardi, dolci carezze, corse inseguendo libellule…poi di colpo ci si fermava…abbandonandosi nel sonno primaverile….mille pensieri per la mente….bruscamente svegliato, mi guardo intorno, ho quasi paura, vorrei tornare indietro, ma quel mondo è il presente, è la primavera che c’è, che c’era e che non c’è più, non ci sono i fiori, il sole da poco è tramontato, nel buio riprendo la via del ritorno, intanto penso al domani mentre ascolto i versi di una canzone che parla del maggio, guardando le stelle dall’oblò del 2° vagone