IL CICLO DEL MAGGIO

L’Umbria sembra mantenere in funzione tutti quei rituali che tendono a concentrarsi nel momento di passaggio tra aprile e maggio e che prevedono, schematicamente: il taglio, in un’area boschiva più o meno contigua al centro abitato, di un alto albero – generalmente un pioppo – eseguito secondo regole stabilite da gruppi di maschi; il suo trasporto, mediante mezzi ritenuti localmente apppioppo-tremuloropriati, nel luogo simbolicamente centrale della comunità; il suo innalzamento dopo operazioni di decorticazione, rifinitura e allestimento, diversi da luogo a luogo.

 

Il rituale qui descritto nei suoi aspetti essenziali è largamente diffuso non solo in Italia, ma in quasi tutta Europa, pur presentando ampi spettri di variabili localmente connotate.

Ma se in Umbria il Piantamaggio viene effettuato ancora oggi a Preci, Ancarano, Campi, Corone, Castelvecchio, San Pellegrino, la trasposizione del rituale rurale in rituale urbano ha trasformato gli alberi in vere e proprie macchine da alzare nel caso dei Ceri di Gubbio, con un nuovo orizzonte sacro e nuove modalità esecutive che hanno trasformato il rito dell’innalzamento dell’albero in una vera e propria processione dei santi posizionati sopra gli alberi- macchine.ceri_

 

Un’altra tipologia di rituale presente nella nostra regione all’interno del ciclo del maggio fa riferimento a macchine processionali effimere composte da tronchi d’albero opportunamente lavorati e farciti di materiale infiammabile in modo da costituire delle grandi torce, incendiate nel corso di feste appartenenti al calendario liturgico. A seconda delle località, presentano modalità di preparazione diverse e diverse denominazioni: intusse di Itieli, fuochi di Canalicchio (Collazzone).intusse

 

Altri rituali, largamente diffusi in area europea e presenti nel ciclo di maggio nella nostra regione, consistono nella traslazione individuale o collettiva, da parte di giovani maschi celibi, di frasche – fiorite oppure adorne di fettucce colorate e cariche di primizie stagionali, preparazioni alimentari, oggetti di vestiario – da collocarsi di fronte alle abitazioni di giovani donne nubili.

Molla Tsvetuschae rami di albicocca

L’usanza di accompagnare simili presenti con canti rituali collega il rito della frasca a un altro rituale piuttosto diffuso nella nostra regione. Si tratta del Cantamaggio eseguito nella notte tra il trenta aprile e il primo maggio da comitive ambulanti, generalmente maschili, che compiono giri di questua, fermandosi di casa in casa per cantare il maggio, una sequenza di stornelli a saltarello con i quali, dopo aver richiesto la tradizionale licenza di cantare, annunciano l’arrivo del nuovo mese, ricevendo in cambio cibarie (in genere uova).

Elemento caratteristico e identificativo delle comitive di questua è il maggio, un alberello fiorito trasportato da uno dei maggerini.Cantamaggio 1951

 

Attualmente, in molte località dell’Umbria si assiste a diverse forme di ripresa della tradizione del cantare maggio: nel 2011 sono stati censiti da Sonidumbra una quarantina di gruppi spontanei. Ma se le zone particolarmente attive sono tutte concentrate nella provincia di Perugia (Gualdo Tadino, Valtopina, Sigillo, Costacciaro, Assisi, Gubbio, Pilonico, Piccione, Colombella, Valfabbrica, Fossato, Nocera Umbra), a Terni il Cantamaggio si è trasformato, con  i carri che da oggetto di trasporto sono diventati soggetto della festa.Lu cacchiu rifioritu 1961

 

Il rinnovamento del Cantamaggio riparte allora dalla musica come elemento fondante di un rito dinamico aperto alla partecipazione attiva di musicisti, cantanti, artisti di ogni disciplina per un nuovo progetto condiviso da un numero sempre maggiore di persone.

 

Umbria Tradizioni in cammino – Marco Baccarelli